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Ci stiamo inoltrando sempre più nel Lazio ormai, e con l’undicesimo giorno di cammino doppiamo una tappa e puntiamo ad arrivare a Vetralla (34 km), anziché fermarci a Viterbo che non dista molto da dove abbiamo dormito. Questo significa che non rivedremo più il gruppo col quale abbiamo condiviso alcuni momenti del cammino, tranne le due ragazze di Lucca, Federica e Michela, che decidono di fare come noi, per il nostro stesso motivo: arrivare a Roma il sabato. Il tratto che ci conduce a Viterbo è tutto molto pianeggiante, camminiamo su tratti di strada ancora in mezzo ai campi, senza alberi che ci proteggano dal sole già cocente di prima mattina. Per fortuna un po’ prima di arrivare a Viterbo, ritroviamo il gruppo, che essendo partito prima di noi (pellegrini dormiglioni) erano già un pezzo avanti. Così abbiamo modo di passare gli ultimi momenti insieme e di salutarci come si deve una volta giunti in centro città. È stato bello conoscere Flip, Andrea, Matteo ed Edoardo. Usciti da Viterbo, il percorso non è entusiasmante, a parte il tratto che si percorre inghiottiti tra due pareti di tufo. È un’altra giornata molto molto calda e sull’ora di pranzo camminare diventa davvero dura, tanto più che è più unico che raro trovare un albero che ci faccia ombra. Nell’ultimo tratto attraversiamo per fortuna dei frutteti e decidiamo di pranzare proprio sotto questi alberi. Ce la facciamo comunque ad arrivare a Vetralla e, attraversato tutto il paese, tipicamente costruito con mattoni di tufo, giungiamo dalle suore dove alloggeremo per la notte. È stata una tappa lunga, quindi non rimane molto tempo, laviamo i vestiti e poi andiamo a cenare con l’ottimo e abbondante cibo preparato dalle suore. A tavola con noi ci sono un’altra quindicina di pellegrini. Si aumenta sempre di più man mano che ci avviciniamo a Roma. Dopo cena frescheggiamo nel giardino del monastero e poi ci corichiamo nella nostra calda camera.

Il gruppo dei pellegrini da cui ci dividiamo e che salutiamo a Viterbo: Andrea, Federica, Michela, Matteo, Flip, Marco, Chiara e Edoardo.

Iniziamo a sentire l’aria romana…è il dodicesimo giorno di cammino e da Vetralla arriveremo a Sutri (23 km), superando i 300 km di cammino da casa nostra. Come spesso accade siamo gli ultimi a lasciare l’ostello. Ci mettiamo in cammino e il percorso di oggi è molto bello: il primo tratto è in un bosco di querce e castagni, poi entriamo in una zona di noccioleti che non finisce più. Proprio sotto l’ombra di un nocciolo decidiamo di fare una piccola pausa. Siamo tranquilli a riposare nel silenzio quando iniziamo a sentire in lontananza delle voci e dei passi…molte voci e molti passi, sembra una mandria. Si tratta di un gruppo di circa 50 persone con l’accento del nord che sta camminando sulla Francigena verso Roma; sono davvero tanti! Quando ripartiamo la nostra prima meta è Capranica, una cittadina dove decidiamo di comprare e mangiare il pranzo. Nel parco dove decidiamo di sostare, decine di persone vengono a fare rifornimento di acqua da bere, alla fontana che sgorga senza tregua. Per curiosità assaggiamo quest’acqua che, con gran sorpresa, risulta essere effervescente naturale, buonissima! Infatti poi rimettendoci in cammino vediamo dall’alto un ex stabilimento di imbottigliamento di acqua. Nel frattempo il grande gruppo di camminatori ci ha nuovamente “destati” dal nostro sonnellino. L’ultimo tratto di questa giornata è molto bello, camminiamo in un sentiero nel bosco che costeggia un fiumiciattolo, un tratto piuttosto wild rispetto a tanti tratti percorsi ultimamente. La nota negativa degli ultimi giorni però, che a malincuore abbiamo constatato, è che da quando siamo entrati nel Lazio la sporcizia in giro è ovunque dilagante. Ci sono rifiuti di ogni sorta, dai bordi delle strade ai tratti di bosco come questo, ed è un vero peccato! Ci viene da pensare che la gente non ha molto rispetto per i luoghi in cui abita né tanto meno per la natura. Arriviamo a Sutri e attendiamo l’orario di apertura dell’ostello insieme agli altri pellegrini. Ci rinfreschiamo con gelato e birra e appena possiamo accomodarci, vediamo che la struttura in cui le suore ci accolgono (con offerta minima…) è veramente molto fatiscente. Marco va a correre e si gusta delle bellezze di Sutri che altrimenti non avrebbe visto. Per cena una bella pizza.

La Piazza di Sutri

Siamo agli sgoccioli, manca davvero poco a Roma. Nel tredicesimo giorno di cammino, 22 agosto, partiamo da Sutri per giungere a Campagnano di Roma (26,5 km). La prima parte di questa tappa non è niente di speciale; si percorrono strade a tratti bianche a tratti asfaltate, passando in mezzo a campi coltivati e a campi da golf. È così che arriviamo al paese di Monterosi, niente di speciale, ma utile per fare il solito rifornimento di cibo. Qui sbagliamo, un po’ per distrazione, un po’ per il desiderio di tentare un taglio sulla strana deviazione che il percorso fa fare per uscire dal paese, ma senza successo. Dobbiamo tornare indietro perché la strada che abbiamo preso porta come unico sbocco ad una strada a scorrimento veloce a quattro corsie…non è proprio il caso di attraversare qui! Ripreso il tragitto, si continua su strade bianche, sotto un sole cocente, fino al km 17, dove si trovano le Cascate di Monte Gelato, il cui nome ci fa già sognare! In realtà di “monte” qui non c’è neanche l’ombra, però l’acqua che sgorga in questo fiumiciattolo ombreggiato, con tanto di cascatelle, è incredibilmente fresca, e per i nostri piedi (e non solo) è una vera goduria. Facciamo qui una bella sosta rigenerante. Non siamo gli unici a godere di questa frescura; infatti qui troviamo una gran folla di persone del luogo che si sono recate alle cascate con le loro famiglie per fare un bagno e per fare un pic-nic. Peccato che ancora una volta dobbiamo riconfermare quello che avevamo già notato e constatato su quanto poco rispetto per la natura e l’ambiente abbia la gente, in particolare da queste parti! Ci rimettiamo in marcia e dopo circa 5 km arriviamo a Campagnano di Roma. Cerchiamo la parrocchia dove c’è il centro che ci darà un posto per la notte. Il parroco è una bella persona e ci accoglie con un bel discorso di benvenuto, ci sentiamo di dire, non scontato. La sera per cena andiamo al bar che si trova a trenta metri dall’ostello e passiamo una piacevole serata, parlando con alcune persone del posto, tra cui il proprietario del bar, un signore davvero gioviale.

Sosta rinfrescante alle Cascate del Monte Gelato

Dopo una bella dormita, la mattina ci svegliamo e partiamo per La Storta…siamo ormai alla periferia della capitale, penultimo giorno di cammino. Il tratto iniziale è tutto un saliscendi su asfalto; arriviamo al paese di Formello dopo circa 8 km. Qui compriamo qualcosa per pranzo e facciamo una breve sosta. Poi ripartiamo su un alternarsi di strade bianche e asfaltate. L’ultimo tratto, dal km 16 all’incirca, il percorso si fa più bello, in mezzo al bosco, con leggeri saliscendi. Con nostra incredulità sentiamo davanti a noi molto rumore, eppure siamo in mezzo al bosco…più procediamo e più capiamo che poco avanti a noi sta marciando, con tanto di intrattenimento canoro, quel gruppone di camminatori che avevamo incontrato qualche giorno fa. Siamo nel Parco del Veio e, lasciato il bosco alle nostre spalle, strade di campo ci conducono, passata la Cascata della Mola, ai primi agglomerati di case per poi arrivare a La Storta. Pernotteremo in un bell’albergo gestito da suore che, di accoglienza pellegrina non ne sanno o non vogliono saperne molto, ma ormai chiudiamo un occhio, domani è un grande giorno!

La prima vista di Roma

L’ultimo nostro giorno di Via Francigena è proprio l’arrivo in San Pietro a Roma. I km che ci separano dalla meta finale sono ormai pochi, circa 20. Dopo un primo lungo tratto sulla Via Cassia, sempre più larga e trafficata, lasciamo questa strada alla quale ormai ci sentiamo in qualche modo affezionati (è stata il nostro punto di riferimento per ben 14 giorni), per inoltrarci in un tratto di circa 4 km tra boschetto e campi (Riserva Naturale dell’Insugherata). Si sente l’aria di città ormai molto vicina, anche se camminare in questo tratto è quasi come una parentesi che ci riporta nella più aperta campagna dei giorni passati, come fosse un’illusione di allontanamento dalla metropoli. Proprio di un’illusione infatti si tratta, perché dopo poco facciamo ingresso in città, tramite i quartieri più decentrati a nord-ovest. Qui ritroviamo Michela e Federica, le ragazze di Lucca, e proseguiamo insieme a loro. Fortunatamente troviamo ancora qualche tratto nel bosco, o meglio in parchi cittadini, fino alla finale e decisiva discesa che ci introduce su Viale Angelico, poi Viale Ottaviano, una lunghissima dirittura che ci conduce diretti in Piazza San Pietro, con ingresso dal Colonnato del Bernini sul lato nord della piazza. È sempre una bella ma strana sensazione arrivare, ci godiamo il momento: è sabato, primo pomeriggio, ci eravamo prefissati di giungere qui proprio in questo momento, è andato tutto alla grande! Dopo aver realizzato che siamo arrivati e dopo aver scattato le foto di rito, ci dirigiamo verso gli uffici info-point della piazza per farci fare il timbro sulla credenziale e per ritirare il Testimonium, il documento che attesta l’avvenuto pellegrinaggio. Sbrigata anche la burocrazia, ci dirigiamo verso l’ostello dove passeremo la notte. Si tratta dello Spedale della Provvidenza, anch’esso gestito dalla Confraternita di San Jacopo, la stessa che ci ha accolti a Radicofani. Questo posto è magnifico, si tratta di un convento che si sviluppa attorno ad un chiostro, nel quartiere Trastevere.

Marco, Chiara, Michela e Federica: arrivati a Roma!

Con questi cinque giorni si conclude il nostro pellegrinaggio a Roma. Reputiamo il cammino, per più giorni naturalmente, una cosa molto potente per lo spirito. È stato un cammino abbastanza faticoso mentalmente, trovare la motivazione a volte è stata dura, siamo partiti perché prima di tutto ci piace camminare e poi perché era un tratto di Via Francigena che non avevamo mai fatto, come per chiudere un cerchio. Intanto pensiamo al prossimo Pellegrinaggio…

Mappa dei tre pellegrinaggi principali

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