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L’attesa all’aereoporto di Roma è piacevole, sentiamo parlare un miscuglio di lingue e vediamo facce di chissà quali nazioni, il tutto in uno spazio ristretto. Il tempo passa svelto e basta poco per ritrovarci a bordo dell’aereo diretto a Doha in Qatar, il nostro scalo. L’aereo dove voliamo è bellissimo, ci servono del buon cibo e c’è pure uno schermo davanti al seggiolino che ci fa vedere cosa stiamo sorvolando. Poi lo scalo in Qatar, dove senza tante attese saliamo sull’aereo diretto a Kathmandu. Nel complesso il viaggio in aereo ci dà tutti gli agi a cui siamo abituati, senza farci mancare nulla.
Arrivati all’aereoporto di Kathmandu la realtà è diversa: l’edificio è un normalissimo edificio, con i cavi che attraversano le facciate della struttura in mattoni e trattori che vengono usati per spostare rimorchi. L’interno è quasi “comico” per come siamo abituati a vedere i nostri aereoporti, mobili antichi con poster pubblicitari appesi qua e là che ci ricordano che siamo nel 2017. Facciamo il visto, cambiamo gli euro in rupie nepalesi e siamo pronti per scoprire questa città. L’uscita è senza un minimo di ordine, tra una spinta e l’altra riusciamo finalmente a vedere la luce del sole…ma solo attraverso il vetro; non ce la facciamo ad uscire perché veniamo accalappiati da una guida turistica che ci propone viaggio in taxi e albergo, noi accettiamo ma non senza contrattare. Saliamo sul taxi e ci ritroviamo in un mondo molto diverso dal nostro: clacson, moto, biciclette, incroci non rispettati, pedoni, strade bianche, polvere, molti cani liberi, poche vacche libere…una confusione autogestita.

L’arrivo a Kathmandu è una “bomba”

Dopo un assaggio di Kathmandu dal finestrino del taxi, prendiamo possesso della stanza, sempre contrattando il prezzo. Ci prendiamo del tempo per riposarci un attimo, non possiamo uscire in queste condizioni, siamo stanchi e questa città da quello che abbiamo visto richiede un buon grado di energia almeno per due neofiti come noi. Usciamo alla scoperta della capitale nepalese, la prima cosa che notiamo dopo l’abbondanza di strade sterrate e l’immondizia che fa parte del paesaggio, è che noi occidentali per la popolazione locale, siamo niente più che limoni da spremere, i prezzi gli dicono in dollari, per noi possono essere relativamente pochi soldi ma per loro sono molti. Il primo giorno lo passiamo passeggiando per Thamel, il quartiere preferito dai turisti e un’isola felice della città, prendiamo confidenza col luogo e con gli usi di questo mondo.

Uno scorcio di Thamel

Ci svegliamo belli riposati e decidiamo di andare a visitare Durbar Square, il luogo dove un tempo venivano incoronati i re e cuore storico della città vecchia, con molti templi, molti dei quali con il terremoto del 2015 hanno subito ingenti danni. Questo luogo è bello, ci accorgiamo come ricchezza e povertà, pulizia e sporcizia, insomma gli opposti siano sempre insieme, convivano insieme senza nessun problema, tutta la città è cosi più o meno, ma qui ce ne rendiamo conto. I bambini che giocano con gli aquiloni riempiono le piazze, sembra che sia il passatempo preferito.

Uno scorcio di Durbar Square

Da Durbar Square ci dirigiamo verso il centro, mangiamo un boccone e andiamo al Tempio di Pashupatinath. In questo periodo è in corso la festa più importante qui in Nepal: il Dashain, il trionfo del bene sul male. Molti devoti indù sono arrivati al tempio per onorare Shiva, ci sono anche i sadhu che si propongono come soggetti per le foto, ma solo in cambio di soldi. Vediamo il tempio dall’esterno perché non possiamo entrare, solo gli indù possono, la parte lungo il fiume dove bruciano i morti, fiume che poi si ricollega al Gange in India. Un ponte divide le postazioni dove vengono bruciate le persone che erano povere da quelle che erano ricche, per quest’ultime viene usato del legname migliore, essenze, fiori e incensi. Dopo questa visita al tempio torniamo in città a finire la serata.

Fiume Bishumati al Tempio di Pashupatinath

Ci siamo, stamattina andiamo all’agenzia per fissare il trekking che faremo. Dopo circa 5 ore comprendenti illustrazione, chiacchiere, spiegazione e contrattazione abbiamo pronta la nostra camminata, diversa da quella che volevamo fare alla partenza. Andremo nella zona del Manaslu (8163m s.l.m.), l’ottava montagna più alta del mondo, toccheremo i 5000 mt e tutto questo in 15 giorni, visitando una regione poco affollata da turisti e quindi per questo ancora intatta. I nostri piani di oggi sono cambiati, ce la facciamo però ad andare a Swayambhunath, il tempio delle scimmie, chiamato cosi perché popolato da questi animali. Arriviamo al crepuscolo, ma questo ci basta per vedere la bellezza e la particolarità di questo luogo. Delle ruote poste intorno alla cupola invitano il devoto a farle girare, per fare ciò anche lui deve girare intorno alla cupola recitando un mantra. Questo posto è magico!

Swayambhunath, il tempio delle scimmie.

Abbiamo fissato presto per andare a Bhaktapur. L’appuntamento ce l’abbiamo con Lorenzo, un signore italiano conosciuto in città. Lui è qui per lavoro, compra oggetti di ogni tipo tra Nepal, India e Thailandia rivendendoli nel suo negozio a Giovinazzo in Puglia. Deve andare a Bhaktapur per lavoro e si offre di accompagnarci, con noi ci sarà anche un suo collaboratore nepalese. Usciamo dalla città e possiamo vedere la povertà che a Thamel non è cosi evidente. Arrivati a destinazione facciamo un giro per questa splendida cittadina, famosa per la produzione di terracotta e importante centro indù. In una delle tante piazze vediamo come viene riempito il forno pubblico per la cottura della terra e la terra lavorata a seccare sotto al sole, tutto molto suggestivo e caratteristico. Guardiamo anche come si svolge il lavoro di Lorenzo, che entra in una bottega artigiana e contratta per comprare molti articoli in terracotta, con le facce dei titolari che emanano una felicità contenuta per il buon esito dell’affare. Neanche una pioggia improvvisa infangherà il bel ricordo che questa città ci ha lasciato.

Donna che posiziona la terra lavorata a seccare

Sono passati quattro giorni dall’arrivo in Nepal, ancora è presto per dare giudizi su questo paese. Vogliamo entrare in contatto con la popolazione, ma ci rendiamo conto che non è semplice, o crediamo che non lo sia perché giriamo sempre in posti turistici. Con il trekking che andremo a fare, attraversiamo zone poco trafficate, forse ce la faremo a raggiungere il nostro obbiettivo.

Marco & Chiara

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