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Giorno 96: Calzadilla de la Cueza – Sahagun. La tappa di oggi è una tappa obbligata, perché Chiara per la prima volta dalla partenza non sta bene, ma nonostante tutto riusciamo a fare circa 22 km. Come le altre tappe di questi giorni, anche questa ha poco da raccontare. Poco prima di Sahagun, raggiungiamo la metà del Cammino Francese, il punto è indicato da due colonne e una scritta tra di esse; abbiamo percorso circa 390 km da Saint Jean Pied de Port, ne mancano altrettanti a Santiago de Compostela e altri 110 circa per arrivare a Finisterre. La giornata a Sahagun la passiamo a riposare, sperando che Chiara si rimetta in fretta.

Poco prima di Sahagun le due colonne che indicano il superamento della metà del Cammino.

Poco prima di Sahagun, le due colonne che indicano il superamento della metà del Cammino.

Giorno 97: Sahagun – Mansilla de las Mulas. Siamo ripartiti da Sahagun dopo un giorno di pausa; è stato doveroso fermarsi perché Chiara non era al massimo, ma come si dice, tutto il male non viene per nuocere, infatti la pausa ci ha rafforzato l’umore, e in più abbiamo avuto l’occasione di passare del tempo con dei ragazzi conosciuti giorni prima…diciamo che ci siamo rilassati un po’. Anche la ripartenza, che era la cosa che più ci preoccupava, è andata bene. Le tappe di questi giorni sono estremamente noiose, e probabilmente lo stiamo diventando anche noi a forza di dirlo, ma non possiamo farne a meno. Anche oggi camminiamo tutto il tempo accanto ad una lunghissima strada asfaltata, per fortuna poco trafficata. Dopo circa 15 km di cammino inizia a grandinare, e ci viene da dire “per fortuna!”, almeno qualcosa di nuovo sta accadendo intorno a noi. La pioggia ci accompagna per un bel po’ e con la pioggia arriva anche il freddo. Per la prima volta dopo 97 giorni di cammino non sentiamo più le mani e i primi brividi ci percorrono la schiena. Ci vengono in mente le calde camminate nella Pianura Padana o in riva al mare. Siamo partiti in primavera, abbiamo camminato tutta l’estate e fra un po’ l’autunno ci aprirà le porte. Dopo quasi 37 km arriviamo a Mansilla de las Mulas, dove ritroviamo due signore trevigiane conosciute qualche giorno fa; il loro cammino è durato circa dieci giorni e finisce con l’arrivo a Leon di domani. Ceneremo con queste due simpatiche signore, poi a letto, dopo la giornata di oggi siamo molto stanchi.

Le nuvole presagio di pioggia

Le nuvole, presagio di pioggia

Giorno 98: Mansilla de las Mulas – Virgen del Camino. Oggi, come ieri, fa freddo, tira vento e le temperature non vanno sopra i 13 gradi. Dai 30° abbondanti di due giorni fa, adesso ci ritroviamo a camminare con l’impermeabile per poterci riparare dal freddo. La tappa di oggi la possiamo definire una tra le meno belle fatte fino adesso: camminiamo sempre lungo strade trafficate, a parte per brevi tratti. Oggi dobbiamo entrare a Leon, percorrendone tutta la periferia fino al centro storico, per poi oltrepassarla. Infatti, a differenza di molte persone che qui si fermano per poter visitare la città, noi decidiamo di attraversarla senza però fermarci; non abbiamo molta voglia di fare i turisti, quindi optiamo per visitare la città mentre passiamo. Superato il centro storico, troviamo di nuovo la periferia fino a Virgen del Camino, un paese praticamente attaccato a Leon che non ha niente per cui essere menzionato, se non che qui si trova il nostro albergue, un luogo molto carino e accogliente, talmente accogliente che una volta entrati non ne siamo più usciti…il freddo, il vento e la bruttezza del posto ci hanno fatto prendere questa saggia decisione. Qui rincontriamo anche la coppia di Benevento con cui abbiamo passato del tempo a Sahagun, e con loro condividiamo la cena.

La facciata della Cattedrale di Leon

La facciata della Cattedrale di Leon

Giorno 99: Virgen del Camino – Santibañez Valdiglesias. Ripartiamo contenti perché entro breve lasceremo finalmente e per sempre le lunghe distese tagliate da strade di cui non vediamo la fine. Ma anche per oggi dobbiamo percorrere strade del genere, e non sappiamo se è per la stanchezza che abbiamo dentro, ma quelle di oggi sono veramente laceranti e snervanti. Dobbiamo ammettere che cominciamo, oppure lo siamo da un bel po’, ad essere stanchi; il nostro corpo potrebbe camminare ancora per molto ma ci sentiamo siamo stanchi dentro. È una sensazione che non abbiamo mai provato prima, forse è il frutto delle Mesetas, che qualcosa ti lasciano sempre anche se all’apparenza non sembra…oppure è semplicemente l’aria di Santiago che si fa sempre più vicina. Anche oggi camminiamo con il vento freddo contro, fino a Santibañez Valdiglesias: 34,6 km abbastanza duri, ma sappiamo che da domani i paesaggi cambieranno pian piano, fino a rincontrare di nuovo le montagne. Ceniamo insieme a due ragazzi italiani, uno di loro è Guido e oggi è il suo primo giorno di cammino; per lui è solo una vacanza, dice…noi speriamo che si trasformi in qualcos’altro, anche raccontandogli la nostra esperienza.

Il ponte a Hopital de Orbigo

Il ponte a Hopital de Orbigo

Giorno 100: Santibañez Valdiglesias – El Ganso. Wow…oggi è un bel giorno, 105 giorni dalla nostra partenza e 100 giorni di cammino, una cifra tonda, quasi perfetta, ma che deve ancora aumentare. Finalmente cominciamo a salire e scendere le prime collinette dopo molti giorni. Dopo circa 7 km ci fermiamo a far due chiacchiere con una coppia che abita lungo il cammino: loro conducono una vita molto semplice, offrendo tutti i giorni ai pellegrini cibo e bevande, in un posto che emana tranquillità. Raggiungiamo Astorga dopo circa 13 km di cammino, una città dove possiamo ammirare la bella Cattedrale e il Palazzo Episcopale, progettato da Gaudí. Qui pranziamo con molta calma, abbiamo tempo anche per rilassarci sotto il tiepido sole, il freddo dei giorni scorsi per oggi ci ha risparmiati. Ripartiamo a malincuore, sapendo che 13 km circa ci separano dalla meta. A parte i primi 5, che facciamo tutti lungo strada, i successivi saranno percorsi su un sentiero in leggera e costante salita. Dove arriviamo oggi siamo circa a 1000 m di altitudine, anche se il panorama e la vegetazione sono tipicamente collinari…non si direbbe di essere a certe altezze. Gli ultimi 5 km li camminiamo con Guido, il ragazzo che abbiamo conosciuto ieri sera, poi lo salutiamo a El Ganso perché lui decide di proseguire. Andiamo a cenare ed abbiamo la fortuna di incontrare Michele, un altro ragazzo italiano molto appassionato del Cammino. Ci racconta infatti che dopo un’interruzione forzata del suo Cammino che aveva cominciato a maggio, ora è di nuovo qui dopo una lunga parentesi, pronto a portarlo al termine. Incontrare ragazzi giovani che non lo reputano soltanto una vacanza diversa dal solito ci fa piacere, pronti a tutto al costo di portarlo al termine.

Palazzo Episcopale di Astorga, progettato da Gaudì

Palazzo Episcopale di Astorga, progettato da Gaudì

Giorno 101: El Ganso – El Acebo. Nella tappa di oggi finalmente cominciamo a salire sul serio, per la prima volta dopo tanto tempo. Già da ieri vediamo un afflusso maggiore di pellegrini, perché molti partono da Leon diretti a Santiago. Il primo paese che raggiungiamo è Rabanal del Camino, da qui comincia la prima vera salita che ci porta a Foncebadon, un paesino di montagna molto caratteristico, a circa 1400 m s.l.m., con la Calle Real, la strada principale, che è praticamente una mulattiera. Qui incontriamo Michele, il ragazzo conosciuto ieri sera; con lui arriveremo fino alla nostra meta del giorno, mentre lui continua da solo. Dopo 2 km raggiungiamo la Cruz de Hierro, il punto più alto del Cammino Francese con i suoi 1500 m. Qui è usanza dei pellegrini lasciare una pietra presa all’inizio del cammino, una pietra che rappresenta i peccati dello stesso. Continuiamo fino a Manjarin, altro luogo molto caratteristico: un albergue DONATIVO, dove non c’è né acqua corrente né elettricità. Prendiamo un caffè e dei biscotti e ripartiamo con un po’ di energia in più. Da qui mancano circa 6 km ad arrivare a El Acebo, tutti in discesa. Alloggiamo all’albergue DONATIVO, anche se questi posti per la maggior parte delle volte sono confusionari.

La Cruz de Hierro alt. 1500 m s.l.m.

La Cruz de Hierro, 1500 m s.l.m.

Giorno 102: El Acebo – Cacabelos. Partiamo presto da El Acebo, così presto che assistiamo a un’alba bellissima. La via è un’impegnativa discesa, almeno fino a Molinaseca, un paesino molto carino ai piedi del monte. Sei chilometri dopo arriviamo a Ponferrada, dove diamo un’occhiata alle sue bellezze mentre camminiamo per attraversarla. Da qui in poi il Cammino di oggi è tutto lungo strade e marciapiedi, sui quali attraversiamo i fitti paesini che si susseguono. Oggi la nostra meta doveva essere Camponaraya, ma è presto e le gambe possono ancora camminare, quindi decidiamo di proseguire verso Cacabelos che dista da qui solo 6 km. Alloggiamo all’albergue municipale, dove rivediamo Agostino, un signore di Monza con cui abbiamo scambiato qualche parola durante il cammino dei giorni scorsi.

L'alba appena partiti da El Acebo

L’alba appena partiti da El Acebo (il sole è dietro di noi, perché andiamo verso Ovest)

Giorno 103: Cacabelos – La Faba. Salutiamo Agostino, con cui fissiamo di rivederci all’arrivo di oggi o lungo il percorso. La prima città che attraversiamo è Villafranca del Bierzo, dove ci fermiamo solo per comprare il pranzo e altre scorte. Da qui in poi camminiamo per circa 18 km lungo la strada nazionale, attraversando uno ad uno i numerosi e piccoli paesini che incontriamo lungo il tragitto. Superiamo Ambasmestas, Vega del Varcarce, Ruitelán e a Las Herrerías e qui incontriamo di nuovo Agostino. Da qui la strada diventa più interessante, gli ultimi 3 km fino a La Faba li facciamo dentro al bosco; non ci camminavamo da un bel po’ nel bosco, e possiamo dire che non c’è posto più bello dove camminare. Arriviamo a La Faba insieme ad Agostino e appena entrati in paese, dopo una faticosa salita, un signore ci offre dei fichi da cogliere dal suo albero e delle noccioline, un meritato premio che ci rende ulteriormente contenti. Accettiamo il consiglio di un amico che ci ha consigliato l’albergue “El Rifugio”, perché lui ci è già stato e ha passato una bella esperienza ed in effetti non ci pentiamo della scelta. Cena rigorosamente vegetariana, poi verso la fine della cena arrivano Domingo e Jesus, due anziani fratelli che abitano in questo piccolo paese. Tutte le sere loro sono al bar a bere del vino in compagnia dei pellegrini…sono fantastici, hanno animato la nostra serata e quella di tutti i presenti, “obbligandoci” a bere con loro e riempiendo qualsiasi bicchiere vuoto ci fosse in giro. A parte questa cosa simpatica, parliamo un po’ con loro, e notiamo come il passaggio del Cammino nel loro paesino abbia aperto le loro menti e li mantenga giovani dentro, e di questo loro ne sono consapevoli. Li salutiamo e Jesus ci promette che l’indomani mattina verso le 7.30 passerà a salutarci, prima della sua passeggiata quotidiana.

Villafranca del Bierzo con le montagne intorno

Villafranca del Bierzo con le montagne intorno

Giorno 104: La Faba – Triacastela. Come da promessa, Jesus viene a salutarci e ci porta un abbraccio pieno d’affetto. Stamani partiamo insieme ad Agostino, il nostro nuovo compagno di cammino. Dopo 4 km superiamo il confine tra la Castilla y Leon e la Galizia, l’ultima regione che dobbiamo attraversare e che ci porterà fino all’oceano. Il confine è indicato da una pietra: da qui mancano indicativamente 150 km a Santiago de Compostela. Dopo un altro chilometro raggiungiamo O’Cebreiro, un paese in cima al monte la cui caratteristica sono le case tonde con tetti in paglia; è bello e quindi turistico. Qui ci fermiamo per un bel po’ a visitare la chiesa e ad assaggiare il piatto tipico: il famosissimo polpo alla gallega….Ogni tanto ci trattiamo da turisti, anche perché proprio ieri sera Domingo ci ha consigliato il posto dove assaggiarlo, e aveva ragione. Ripartiamo verso valle; da quassù che siamo a 1300 m, dobbiamo arrivare a 660 in una lenta e a volte impetuosa discesa. Arriviamo a Triacastela insieme all’ormai nostro valore aggiunto: Agostino, che cammina con noi da ieri, anche se poi nel lungo cammino giornaliero succede di separarsi e poi ritrovarsi.

Salendo verso O'Cebreiro, finalmente il panorama intorno a noi da il massimo

Salendo verso O’Cebreiro, finalmente il panorama intorno a noi dà il massimo

In questi nove giorni siamo usciti dalle Mesetas, luogo non semplice, con le sue immense distese piane, dove il cielo si mischia alla terra. Le Mesetas sono veramente spossanti per la mente, senza contare che a questo punto del viaggio cominciamo davvero ad essere stanchi. Sorpassato Leon le pianure durano fatica a lasciarci, ma dopo un giorno di cammino non c’è niente da fare, le salutiamo per sempre. Leon è un’altra partenza del Cammino, da qui partono molti pellegrini che vogliono arrivare a Santiago facendo gli ultimi 300 km circa. Dopo Leon finalmente incontriamo di nuovo la montagna, che non vedevamo da tanto tempo. Adesso manca veramente poco a Santiago de Compostela, ed è d’obbligo tirare le somme di un viaggio durato circa 4 mesi, che fatti alla nostra velocità sembrano il doppio. Una parte di noi è felice, le nostre menti ed il nostro cuore pensano spesso a casa. Una cosa è certa: Santiago è solo una tappa importantissima del nostro cammino, ma le nostre gambe troveranno pace solo dopo aver raggiunto di nuovo il punto da dove abbiamo iniziato.

 

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