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Salutiamo i gestori dell’ostello e riprendiamo il cammino, dobbiamo arrivare al Lago Nero che dista da qui 6 km tutti in salita. Durante il cammino incontriamo camminatori che salgono e scendono, e cercatori di funghi con zainetti pieni del pregiato bottino. Il Lago Nero è un luogo incantato, ha origini glaciali e il suo bacino è proprio nella conca dove una volta c’era un ghiacciaio. Qui sostiamo qualche minuto rilassandoci vicino alle acque scure di questo laghetto, insieme ai molti camminatori che ci sono. Accanto a noi c’è l’Alpe Tre Potenze, che con i suoi quasi 2000 m ci sovrasta. Ripartiamo diretti proprio sulla cima di questo monte. Il nostro sentiero passa infatti da lassù, ma noi decidiamo (un po’ a malincuore ma neanche troppo) di percorrere quello a mezza costa, poiché ci sembra di sprecare energie che potrebbero esserci utili per altro; e comunque stare qui è molto gratificante lo stesso. Adesso dobbiamo arrivare al Lago Santo Modenese, circa 6 km sempre su questi splendidi crinali. Soltanto nell’ultimo tratto scendiamo per rientrare nel bosco e arrivare al lago. Anche qui i turisti sono molti, il posto è stupendo (e accessibile con i mezzi) quindi possiamo facilmente capire il perché di tanto afflusso di gente. Il lago è abbastanza grande, circa sette volte il Lago Nero; le sue acque sono limpide e cristalline, e a rabbuiarle verso sera ci pensa la sovrastante mole del Monte Giovo con la sua imponenza. Facciamo una pausa per riprendere il cammino poco dopo. Non abbiamo una meta precisa per dove dormire, quindi decidiamo che quando saremo stanchi ci fermeremo. L’unica cosa di cui dobbiamo tener conto nella scelta del luogo, è quella di trovare un posto al riparo degli alberi, per non rimanere scoperti ed esposti a umidità e vento sul crinale. Ripartiamo e attraversiamo luoghi fantastici, valli che una volta erano letti di ghiacciai oramai scomparsi; adesso siamo completamente soli perché si fa sera e far parte di tutto questo ci fa sentire soddisfatti. Decidiamo di montare la tenda nel bosco che c’è appena al di sotto del crinale erboso, anche se potremmo in realtà camminare ancora, ma non siamo sicuri poi di riuscire a trovare un altro posto così.

Vista “aerea” sul Lago Nero

La Garfagnana ci dà il benvenuto

Usciamo dal boschetto e riprendiamo subito il nostro sentiero. Il sole ci mostra tutta la bellezza delle Alpi Apuane che sono vicine, oltre la grande vallata che sta sotto di noi. Percorriamo tutto il crinale con i suoi sali-scendi, passiamo sopra San Pellegrino in Alpe. Dal crinale erboso, scendiamo sulla strada forestale; qui il passo si velocizza e in un baleno arriviamo al Passo delle Radici. Quando ci fermiamo per pranzo duriamo sempre fatica a ripartire, ci rilassiamo troppo, e oggi non fa eccezione. Abbiamo notato che i Passi sono luoghi che, oggi come ieri, offrono vitto e alloggio ai viaggiatori, chi a piedi, molti in moto e altri in macchina. Ci piace pensare, e forse era proprio così, che quando la montagna era un luogo ancora popolato e interessante per l’economia, questi luoghi erano importanti centri di aggregazione dei molti viandanti e lavoratori. Quindi ripartiamo, anche oggi dobbiamo fermarci fino a dove il bosco ce lo permette, per non rischiare di dormire sull’umido e ventoso crinale. Dopo soli 6 km camminati tra prati e bosco ci fermiamo, poco prima che il bosco ritorni prato. Ancora è presto, quindi decidiamo di metterci seduti sul prato ad osservare i monti che ci circondano e quelli che dobbiamo superare domani; tra questi c’è il Monte Prado che con i suoi 2054 m s.l.m. è il punto più alto che tocca la G.E.A. e il monte più alto della Toscana. Stare seduti qui ci fa sentire bene, qui tutto è semplicemente bello. Al crepuscolo vediamo i raccoglitori di mirtilli tornare verso casa con il prezioso carico sulla schiena. Quelli che chiamiamo “prati” la maggior parte delle volte sono distese infinite di mirtilli; camminiamo tra mirtilli e vi assicuriamo che quando ne sentiamo il bisogno ci ricarichiamo grazie a questi piccoli ma gustosi frutti.

L’Appennino ci strapazza!

Il Monte Prado ci attende

Sono le 6.30 e delle luci che passano sul sentiero ci allertano, sono i soliti raccoglitori di mirtilli che iniziano la giornata di lavoro. Fuori ancora la luce è timida e il bosco rende tutto più scuro. Ci alziamo pronti a “conquistare” la vetta più alta della Toscana. Il vento anche oggi decide di starci vicino, così vicino che a volte ci fa barcollare. Siamo soli in questa meraviglia, dove sole e vento fanno a gara per dimostrarci il loro affetto: il sole ci bacia e il vento ci abbraccia. Arriviamo sulla cima del Monte Prado senza tante difficoltà, abbiamo fatto salite più impegnative e difficili sulla G.E.A. Quassù dobbiamo dirlo: siamo i più alti della Toscana, in questa regione italiana non c’è nessuno più vicino alle stelle di noi in questo momento 😉 Adesso inizia la ripida discesa e proprio in fondo ad essa incontriamo un ragazzo partito dal vicino rifugio per fare una camminata. La sua direzione è la stessa che seguiamo noi, quindi camminiamo per un tratto insieme e, parlando parlando, la strada si fa più corta. Ci salutiamo, sicuri di rivederci sul Passo Pradarena; il suo passo è più veloce del nostro, siamo pesanti quindi andiamo piano e ogni tanto ci piace fermarci per godere di quello che vediamo e rilassarci. Dopo 16 km dalla partenza arriviamo sul Passo Pradarena (1579 m s.l.m.), decidiamo di fermarci qui, stanotte vorremo dormire su un letto, ma purtroppo il rifugio è pieno. A malincuore decidiamo di andare a Ospitaletto (1187 m s.l.m.): il nome promette bene ma si tratta di un paesino nel versante emiliano a 3 km fuori dal nostro itinerario e con 400 m di dislivello in discesa, tutti da rifare domani mattina…la voglia di un letto ma soprattutto di una doccia ci fa fare anche questo!

In posa sulla cima del Monte Prado

Ultimi passi sulla G.E.A.

Ripartiamo da Ospitaletto pronti ad affrontare la salita che ieri era una discesa. Queste salite di prima mattina sono le cose che ci mettono subito in riga. Dal Passo Pradarena riprendiamo la G.E.A., circa 7 km per arrivare sul Monte La Nuda (1893 m s.l.m.). Usciti dal bosco iniziamo a camminare su prati e pietre gigantesche, cadute dalle vicine pareti della montagna. Sono luoghi bellissimi e particolari, lo scenario è veramente alpino e non molto semplice da essere camminato. Superato il Monte possiamo dire di essere entrati in Lunigiana, da qui vediamo anche il Passo del Cerreto, che sarà la nostra meta subito dopo il pranzo. Pranziamo velocemente subito sotto la cima; oggi non possiamo concederci la nostra pausa abituale dato che grossi nuvoloni neri brontolanti ci stanno avvisando che presto dell’acqua cadrà sulle nostre teste. La discesa adesso è ripida, molto ripida, in 900 m di cammino facciamo 300 metri di dislivello: sono tanti, ne rimaniamo stupiti anche noi e le nostre gambe. Riusciamo ad arrivare al Passo del Cerreto (1261 m s.l.m.) e inizia a diluviare: quando le nuvole nere parlano è quasi sempre certo che dicano il vero. Qui sul Passo prendiamo la dura decisione di terminare il nostro cammino, proseguire con questa pioggia non sarebbe utile a nessuno. Avevamo deciso di fermarci domani, a patto che si fosse riusciti a superare oggi il Passo del Cerreto di almeno 8 km. Dalla finestra del rifugio, con un nodo alla gola, diamo un ultimo sguardo alle montagne che avremmo dovuto camminare, belle e selvagge, sicuri che ci rincontreremo in futuro.

Il sentiero durante la salita per il Monte La Nuda

Appennino Pistoiese, Garfagnana e Lunigiana

Altri quattro giorni di G.E.A., gli ultimi per noi. Quando siamo in cammino, vorremmo che tutto questo non finisse mai. L’Appennino visto in questi giorni è stato fantastico, dall’Abetone al Passo del Cerreto: panorami mozzafiato e la natura che come sempre ci ha sorpresi e coccolati.

Marco & Chiara (ChiocciolaFelix)

 

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