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Eravamo rimasti a Palestro, ultimo paese in Lombardia. Le risaie hanno caratterizzato quei giorni sulla Via Francigena.Partiamo da Palestro molto tranquilli, sapendo che dobbiamo fare solo 11 km, obbligati dalla mancanza di ostelli nelle tappe successive. Arriviamo a Vercelli la mattina presto e ci rechiamo al “Hospitale Sancti Eusebi” (ostello donativo), dove ci sistemiamo. Per noi che andiamo “controsenso” Vercelli è la tappa dove la Via Francigena si divide: da una parte si va sul Gran San Bernardo, per quelli che vengono dalla Svizzera o da Canterbury, mentre la strada che seguiremo noi sarà quella verso il Passo del Monginevro, ovvero la via che va verso Santiago de Compostela. La serata finisce con una splendida cena insieme ad altri tre pellegrini e alla signora che in questo periodo gestisce l’ostello.

Il ventitreesimo giorno dobbiamo arrivare a Castell’Apertole, tappa obbligatoria di 27 km, sempre per la mancanza di altri luoghi dove dormire. Partiamo prestissimo e, a parte il primo pezzo, camminiamo sempre su strade provinciali asfaltate. Per trovare un bar facciamo una deviazione a Ronsecco, un paesino dove conosciamo Domenico, un signore al quale chiediamo indicazioni per il bar; oltre a darci le indicazioni, ci invita a entrare in casa sua per bere qualcosa…noi accettiamo. Davanti a un thè freddo e un caffè abbiamo modo di parlare e di confrontarci. Non sappiamo perché, ma alla fine andiamo sempre a parlare sulla situazione socio-politica italiana. Salutati Domenico e il figlio Manuel (di 15 anni, in carrozzina a causa di una malattia), ripartiamo più ricchi di prima. Le strade adesso sono perfettamente dritte, per chilometri e chilometri, sotto il sole, con asfalto rovente sotto i piedi e le solite risaie che ci circondano. Arriviamo alla meta nel primo pomeriggio e alloggiamo in un B&B dal costo di 25€ a persona…a volte li abbiamo spesi in 5 notti. Il lato positivo è che il proprietario ci ha concesso l’ingresso in piscina e dopo tutto il giorno sotto il sole ci siamo tuffati molto volentieri.

Strada asfaltata che ci porterà a Castell'Apertole, tra risaie e sole.

Strada asfaltata che ci porterà a Castell’Apertole, tra risaie e sole

La tappa 24 ci porta a Chivasso. Appena usciti dalla stanza del B&B, riceviamo la prima sorpresa: la foschia della sera prima non c’è più e riusciamo così a vedere le cime innevate delle Alpi che coprono la maggior parte dell’orizzonte davanti a noi, presagio che presto le avremmo raggiunte. La seconda sorpresa la riceviamo 10 km dopo la partenza: finalmente le risaie che ci accompagnano da una settimana vengono sostituite dal granturco…qualcosa sta cambiando. Arriviamo a Chivasso verso le 16. Qui non c’è un vero e proprio luogo dove ricevono i pellegrini, ma un ragazzo che ci era passato prima di noi ci aveva suggerito di provare a rivolgersi ai frati cappuccini, che probabilmente ci avrebbero ospitato. Cosi è stato, e abbiamo avuto davvero una bella accoglienza. Il frate che ci ha accolti ha pure cucinato per noi, sia la cena che la colazione; un bell’esempio, non ne esistono tante di persone così. Alla fine non ha voluto nemmeno una piccola offerta per l’ospitalità, trattamento da veri pellegrini.

Partiamo presto da Chivasso diretti a Torino, e anche oggi superiamo i 30 km di cammino. La prima tappa è Gàssino, un paese a circa 16 km da Torino, dove dobbiamo incontrare Graziella, una socia degli “Amici della Via Francigena”, che insieme a suo marito Paolo assiste e ospita pellegrini in casa propria, senza dimenticare che tutto il tratto Vercelli-Torino è segnalato in ambo i sensi grazie a persone come loro. Ci offrono uno spuntino, e dicono una cosa molto importante: tutto quello che riceviamo durante il cammino va restituito durante la vita normale. Parliamo infatti di tutte le cose speciali che possono succedere in un cammino come questo, come il fatto di ricevere sempre aiuto quando meno ce lo aspettiamo. Salutati e ringraziati, continuiamo la nostra lenta marcia verso Torino. Arriviamo in periferia e subito capiamo che abbiamo a che fare con la prima vera grande città del nostro viaggio. L’ultimo tratto, dalla periferia al centro fino all’ostello, è stato il più duro: la pace della campagna si è trasformata in suoni di clacson, rumori delle auto e persone frenetiche. Riusciamo ad arrivare all’Istituto Salesiano di Valdocco, dove pernottiamo. La cena invece la passiamo con Enrico, un nostro amico di Rivoli che ci fa da cicerone tra le bellezze architettoniche di Torino…serata molto piacevole!

Il Po tra Chivasso e Torino, a San Mauro Torinese, con la Mole Antonelliana che spicca sullo sfondo.

Il Po tra Chivasso e Torino, a San Mauro Torinese, con la Mole Antonelliana che spicca sullo sfondo

Il giorno 26 partiamo da Torino diretti a Sant’Ambrogio di Torino. Cominciamo ad essere stanchi, ultimamente camminiamo molto ma soprattutto su asfalto e questo non giova ai nostri piedi. La prima dura prova di oggi è riuscire a percorrere Corso Francia, una via di Torino lunga circa 13 km, un rettilineo perfetto contornato da condomini e percorso da moltissime auto…diciamo che non è proprio il massimo. Il corso finisce a Rivoli, un bella cittadina della periferia torinese, dove finalmente incontriamo una salita. Continuiamo a camminare per lo più su asfalto e ci fermiamo a mangiare a Ferriera. Chiara cammina male per il dolore ai piedi. Da qui mancano solo 7 km a Sant’Ambrogio di Torino, forse i 7 km più lunghi che abbiamo fatto. Una volta arrivati, sfiniti, Don Romeo ci accoglie col sorriso, facciamo due chiacchiere e ci accompagna al nostro appartamento. Non è proprio il massimo, soprattutto per la pulizia, ma noi siamo talmente stanchi che, fatta la doccia, ci addormentiamo fino al mattino seguente, senza cenare.

Il giorno 27 partiamo diretti a Susa. Anche oggi dobbiamo camminare circa 30 km e, tanto per cambiare, quasi tutti su asfalto. Partiamo tardi da Sant’Ambrogio, il morale di questi giorni non è al massimo, ma tutto questo fa parte del cammino; passiamo giorni stupendi e giorni invece meno soddisfacenti sotto tutti i punti di vista. Anche la tappa di oggi non è il massimo. Attraversiamo molti paesini caratteristici nella valle, e cominciamo a vedere le prime cime innevate. Arriviamo a Susa stanchi, tutta colpa dell’asfalto che ci distrugge. Alloggiamo in una specie di albergo che ospita anche pellegrini, ma purtroppo i prezzi sono alti per noi. Passiamo comunque una bella serata a Susa, una bella cittadina che ci lascerà un bel ricordo.

Porta Savoia a Susa, di epoca romana

Porta Savoia a Susa, di epoca romana

La tappa n°28 ci porterà da Susa a Oulx: finalmente cominciamo a salire un po’ in montagna, camminando su sentieri nei boschi e un po’ anche su asfalto, con panorami davvero mozzafiato. Partiti da Susa cominciamo subito a salire. Nel percorso di bosco verso Chiomonte ci capita di vedere la carcassa di un animale bello grosso, indice della presenza di lupi nella zona. Arrivati a Chiomonte la prima cosa che facciamo è toglierci le scarpe e infilare i piedi in una fontana di acqua gelida, un momento di goduria irripetibile. Qui, due ragazzi molto carini, Gloria e Claudio, che l’indomani si sarebbero sposati, ci regalano una scatola di biscotti e un barattolino di miele di loro produzione; questi gesti ci fanno sempre molto piacere. Quindi continuiamo e prima di arrivare ad Exilles, sede di un imponente castello, sfioriamo anche il cantiere della TAV. Questi luoghi della Val di Susa sono il fulcro dei NoTAV: respiriamo aria di resistenza in ogni paese che passiamo, dove bandiere, striscioni e murales indicano che gli abitanti non sono affatto contenti. Ci hanno pure detto che se hai un campo dentro o al di là del cantiere devi fornire ogni volta un documento per poter accedere al TUO campo. Continuando passiamo sotto al viadotto dell’autostrada del Frejus, una cosa impressionante che ci fa sentire piccolissimi. Superiamo Exilles e il forte di Exilles, dopo un bel dislivello di 300 m in 3 km. Continuando sempre nei boschi arriviamo a Oulx, la nostra meta, dove veniamo accolti dal parroco locale che dopo il timbro sulla credenziale ci accompagna nella nostra stanza. Possiamo dire che la tappa di oggi è una delle più belle che abbiamo fatto fino ad ora, e anche se abbiamo camminato per 30 km e con molti sali-scendi, arriviamo alla meta in condizioni molto migliori che nei giorni precedenti.

Viadotto dell'autostrada del Frejus

Viadotto dell’autostrada del Frejus

Il 2 luglio, dopo 29 giorni di cammino e quasi 700 km percorsi, arriviamo in Francia. Siamo emozionati, la prima meta importante è raggiunta. La tappa di oggi è di soli 19 km. Partiti da Oulx, il primo paese che incontriamo è Cesana Torinese, molto carino e sovrastato dall’imponente Monte Chaberton (3131 m s.l.m.). La strada che percorriamo per raggiungere Cesana è un po’ nei boschi e un po’ sulla strada statale, con macchine, qualche camion e molte moto. Da Cesana, dopo aver percorso un altro tratto di statale, ci immettiamo in un sentiero che dir “bellissimo” è poco: si tratta delle Gorge di San Gervasio, una gola tra le rocce a picco scavata dal torrente Piccola Dora, nella quale un sentiero ben tenuto, lungo il corso d’acqua e sottostante il ponte tibetano più lungo d’Europa, conduce a Claviére, ultimo paese italiano. L’emozione di vedere il cartello con la scritta “France” è forte, siamo felici di esserci arrivati con i nostri piedi. Da Claviére mancano solo 2 km al Passo del Monginevro, la nostra meta di oggi, nonché luogo della nostra primissima vacanza insieme, nove anni fa! Qui ci fermiamo due giorni; ripartiamo il 5 luglio in direzione Arles.

Sentiero tra le Gorge di San Gervasio, con il Torrente Piccola Dora

Sentiero tra le Gorge di San Gervasio, con il torrente Piccola Dora

Da Palestro al Monginevro, dalle piatte risaie alle imponenti Alpi. Un tratto inevitabile, dove abbiamo sudato, sofferto e gioito.

Il video del nostro arrivo in Francia:

Marco&Chiara

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