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“Appennino pistoiese stiamo arrivando!” Con questa frase nella testa, oggi vogliamo camminare per 33 km e arrivare a Pracchia… Ce la faremo? Ci svegliamo e scopriamo che dormire fuori dal bosco da una parte è meglio, perché abbiamo più luce la sera e la mattina, ma dall’altra la tenda è fradicia con l’umidità che scende nella notte. Camminiamo nei boschi anche oggi, come sempre saliamo e scendiamo come se fossimo sulle montagne russe. Nel bosco facciamo un piacevole incontro: un signore sulla settantina in cerca di funghi. Parlando, ci racconta che ha fatto dei bei trekking tra cui, proprio l’anno scorso come noi, il giro intorno al Monte Manaslu in Nepal; siamo tutti molto sorpresi della coincidenza, quindi passiamo un piacevole quarto d’ora a ricordarci della bella camminata che ci accomuna. Salutiamo e ci dirigiamo verso Cascina Spedaletto alla quale manca poco ancora, poco più di quindici minuti e siamo arrivati. Da quando ci siamo svegliati abbiamo camminato per 16 km, siamo a metà strada da Pracchia, quindi c’è ancora abbastanza strada da fare. A Cascina Spedaletto, che consiste in una fattoria che produce formaggi e dispensa cibo tra cui formaggi da loro prodotti, mangiamo un panino, ci rilassiamo un attimo in compagnia dei molti cittadini che dalla valle decidono salire al fresco a passare una piacevole giornata. Abbiamo camminato, abbiamo mangiato e adesso siamo a goderci questo timido sole sul prato, ci sentiamo in paradiso; ma purtroppo dobbiamo ripartire e fare altri 17 km fino a Pracchia. Arriviamo presto in un punto dove riusciamo a vedere l’immensa piana: da qui la vista spazia da Pistoia a Firenze, riuscendo a vedere anche la cupola del Duomo della nostra bella città. Il cammino è lungo, Chiara inizia ad accusare dolore ai piedi, a causa di un lungo tratto camminato sul liscio ma duro asfalto; il nostro passo rallenta un po’ e per questo arriviamo a Pracchia (616 m s.l.m.) che è già buio, verso le 21.30. Stanotte ci aspetta un comodo letto e una bella doccia in albergo. Decidiamo che ci fermeremo qui per un giorno.

La piana che va da Pistoia fino a Firenze

Appennino pistoiese: un giorno di pausa a Pracchia

Oggi dobbiamo ricaricarci in tutti i sensi, noi e i nostri zaini. Decidiamo di prendere un treno e andare nella vicina Porretta Terme in Emilia Romagna per comprare delle scorte di cibo da portare con noi nei prossimi giorni di cammino. Facciamo una breve visita alla cittadina sulle rive del Fiume Reno, giusto il tempo di fare spese e aspettare il treno che ci riporta nella nostra Pracchia. Finiremo la serata con un bagno ai piedi nelle acque del Fiume Reno.

Ok, ci siamo, da oggi inizia la scoperta dell’Appennino pistoiese. La tappa di oggi ci porta da Pracchia fino al Lago Scaffaiolo. Sono solo 15 km ma con un’ascesa totale di 1600 m. Lasciamo la stretta valle e iniziamo subito a salire su un sentiero che non ci lascia tregua. Con la tappa di oggi siamo consapevoli di lasciare i boschi, o almeno di non camminarci più dentro come nei dodici giorni passati. Arriviamo al Rifugio del Montanaro che rimane a metà della strada da fare, qui ci fermiamo per il pranzo e ci accorgiamo che i sentieri oggi sono più affollati; molto probabilmente la vicinanza delle alte vette invoglia molti camminatori a popolare queste strade immerse nella natura. Da adesso in poi è molto probabile che anche i rifugi che incontreremo siano tutti aperti, mentre nei giorni passati era difficile trovare aperti quei pochi rifugi che passavamo. Poco dopo la ripartenza finalmente arriviamo sulle cime “nude” e “pelate” dell’Appennino, sicuri che per molti giorni non le lasceremo. Siamo felici di essere arrivati fino a qui; come abbiamo già detto, per noi camminare nel bosco è bellissimo, ma allo stesso tempo non vedevamo l’ora di arrivare su queste cime che aprono la vista e il cuore su immensi scenari. Sfioriamo il Corno alle Scale (1945 m s.l.m.) e proseguiamo verso il Rifugio Duca degli Abruzzi a circa trenta minuti da qui. Il rifugio è stracolmo di persone, fuori e dentro, e praticamente tutti pernottano qui: alcuni nella camerata da circa 30 posti letto, gli altri in tenda intorno al Lago Scaffaiolo (noi siamo tra questi). Per stasera ceniamo al rifugio, ci trattiamo bene, poi dopo cena andiamo a montare la tenda sulla riva del Lago, anche se il forte vento ci rende difficoltosa la faccenda.

Sulle rive del Lago Scaffaiolo: stanotte abbiamo dei vicini

Il vento ha soffiato per tutta la notte

Sembrava che il vento si fosse calmato, ma nel bel mezzo della notte la tenda era praticamente piegata dalle forti raffiche. Abbiamo dormito male, una tra le peggiori notti mai passate in tenda; la mattina ci alziamo e sempre con il forte vento che ci schiaffeggia, cerchiamo di ripiegare la tenda. La prima meta di oggi è la cima del Monte Libro Aperto, per arrivarci camminiamo sul crinale. Il forte vento e la nebbia ci accompagnano nella prima parte del sentiero; non è semplice camminare con questo vento, in certi punti duriamo fatica a mantenere la normale posizione eretta. Pian piano però le nuvole lasciano spazio a paesaggi stupendi, mostrandoci un bellissimo palcoscenico. La cosa ancora più bella è che noi ne facciamo parte, ci sentiamo come le farfalle, gli uccelli, o qualunque altro essere vivente che reputa casa questi luoghi. L’ultimo tratto prima della nostra meta percorre uno stretto crinale, con delle salite che ci fanno sentire degli stambecchi. L’ultima ripida salita ci porta sulla cima del Monte Libro Aperto (1937 m s.l.m.), da qui vediamo il paese dell’Abetone, l’Alpe Tre Potenze e il vicino Monte Cimone che con i suoi 2165 m è il più alto dell’Emilia Romagna. Scendiamo poco sotto la vetta e decidiamo di mangiare sul praticello sottostante. Queste pause sono pazzesche: il sole, il vento, le nuvole e il morbido prato ci avvolgono e ci cullano, e non vorremmo più alzarci. Sicuramente avere i nostri livelli di energia bassi ci fa apprezzare ancora di più queste cose. Dobbiamo ripartire, arrivare a Boscolungo (frazione a poco più di 1 km dall’Abetone) e prendere posto nell’ostello, quindi lasciamo tutto questo. Il sentiero anche oggi è trafficato, molti partono da valle per arrivare sul Libro Aperto, d’altronde è domenica, la domenica dopo Ferragosto! Dopo una lunga discesa arriviamo all’ostello che per questa notte ci darà un letto, un pasto e del tempo in tranquillità insieme ai pochi ospiti.

appennino pistoiese

Il crinale che dobbiamo percorre per arrivare sul Libro Aperto

Dai boschi alle cime nude

Nell’Appennino pistoiese siamo passati dai boschi alle cime nude, per noi è stato un grande cambiamento. Siamo contenti di essere qui, non vediamo l’ora di superare ogni montagna che ci sta davanti per scoprire cosa nasconde. Camminare nei boschi è più riflessivo, riponiamo lo sguardo più dentro di noi; mentre camminare quassù è rivolgere lo sguardo anche ai mille panorami che ci incitano ad andare avanti per essere scoperti. Possiamo fare scorpacciate di mirtilli facendo felice il nostro corpo e scorpacciate di panorami facendo felice la nostra anima.

                                                                                                                                                    Marco & Chiara (ChiocciolaFelix)

 

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